Bacheca Milano 05


Intervista a FARE (Barbara Otieri e Beatrice Oleari)
Angela: FARE, avete scelto un nome che suggerisce già un'attitudine costruttiva, una voglia di rendere reale una possibilità. Che cosa vi ha spinto a creare FARE?
FARE: Avendo entrambe avuto esperienze in diversi ambiti lavorativi legati all'arte contemporanea abbiamo per anni avuto modo di soffrire di quel senso di incapacità, anzi no di difficoltà o impossibilità di dare concretezza alle idee....non so come se fosse un po' una condizione cronica dell'ambito culturale quello di avere sempre "un qualcosa che manca per…". Inoltre essendoci più volte trovate a mettere in contatto persone e realtà che per caso ci sembravano funzionali le une alle altre, abbiamo pensato che ciò poteva divenire davvero utile se fatto in modo sistematico e ben strutturato. Infine ti devo dire che leggendo "Arte torna arte" di Luciano Fabro in cui ad un certo punto Fabro dice: “Ogni cosa che si fa non è una cosa che muore lì ma stimola il movimento, perché l’attività esercita attività, crea realtà nuove (…); chi fa non teme ciò che è già passato perché lui è in ciò che sta facendo (…) nessuno lo ferma (…) deve avere fantasia, intelligenza, vitalità, adattamento, pazienza, velocità e infine capacità risolutiva. (…) Chi vuole fare si mette subito in moto e può incominciare a fare partendo da ogni cosa: il punto di partenza è indifferente, è il come si sviluppa che poi qualifica il suo fare.”, abbiamo capito che era esattamente questo che volevamo essere e FARE! Nel sistema dell'arte contemporanea l'agire è sempre legato al sè: l'artista mette se stesso nelle propria opere, il curatore nelle sue scelte così come fa il gallerista o il collezionista.....Noi che non siamo nessuna di queste figure abbiamo capito che poteva essere interessante il fatto che ci troviamo in una posizione "altra"...dunque possiamo non parlare o essere, ma ascoltare e fare!
Angela: Che tipo di 'fare' e' il vostro? (Se doveste usare uno o più aggettivi per descrivere il vostro modo di fare, quali usereste?).
Fare: Costruire, ascoltare, rendere possibile, creare, generare, concretizzare e soprattutto direi "provarci".
Angela: Nell'attività di FARE ha una presenza importante l'azienda Open Care, che ospita il vostro ufficio.
Venendo dall'Olanda, la vostra situazione mi ha dato subito l'idea di un esempio di una tradizione italiana che, in assenza di una partecipazione costante delle istituzioni pubbliche, vede nei privati partner determinanti per la produzione e circolazione dell'arte. In questo caso però non si tratta di un collezionista che finanzia la produzione di un singolo lavoro di un'artista, o che crea una fondazione a partire dalla propria collezione. Si tratta invece di un'azienda che appoggia l'attività di un gruppo dalle attività molto varie (Qui intendo i vari progetti di FARE). Che cosa esprime questa partnership per voi?
Fare: Per noi è stata fondamentale sin dall'inizio, soprattutto perché l'azienda ci ha dato fiducia dal principio, quando noi stesse eravamo ancora incerte. Il loro credere nella bontà delle nostre idee, dei nostri progetti e, perché no, anche delle nostre capacità, ci ha davvero dato una grande spinta. Devo anche dirti che è una risorsa per noi il poter contare su un’azienda che è sempre disponibile a condividere la propria professionalità e in tutta sincerità ho capito quanto le organizzazioni no profit a carattere culturale come la nostra a volte ne siano un po' sprovviste!
Insomma la consideriamo una costante occasione di crescita grazie ad un dialogo e un confronto continuo, che tuttavia, non si può negare, ha a volte le sue difficoltà legate ad un approccio e una sensibilità differenti.
Angela: La vostra situazione si può considerare un caso speciale nel panorama italiano? Fare: credo proprio di si.
Angela: Tra i progetti di FARE, c'e' artinresidence.it, una rete di residenze italiane.
Come nasce questa idea di mettere in rete le residenze italiane? Rispecchia l'idea di una Italia fatta di tanti centri, o altro?
Fare: L’idea del progetto ci è venuta perché negli ultimi anni, confrontandoci con artisti e residenze italiane, abbiamo sentito la debolezza del sistema artistico italiano rispetto a quello internazionale nell’offerta di mobilità e dunque ci è sembrato importante dare vita a www.artinresidence.it con l’obiettivo di offrire un piccolo contributo che potesse migliorare la situazione attuale e incentivare il dialogo tra le residenze presenti sul territorio italiano. Per questo motivo abbiamo ampliato il progetto dando vita a RESIDENZAITALIA, un progetto nel progetto, ovvero l’opportunità per artisti e curatori italiani di ricevere un grant che consenta loro di risiedere all’estero, rimediando, almeno in parte, alle difficoltà economiche che spesso incontrano ad accedere a programmi di residenza internazionali.
Fare: Sì, sicuramente sì e ognuno con la possibilità di offrire la propria peculiarità. Ma la cosa più importante è che questa diversità può divenire una ricchezza e una risorsa se utilizzate per dare vita ad un reale progetto di cooperazione. La cosa che più ci premeva, quando abbiamo deciso di articolare il progetto era proprio, così come lo è ora, fare in modo che l'idea di rete diventasse per una volta una concreta e reale occasione di dialogo e di collaborazione. E' strano ma in Italia questo atteggiamento, per quanto si vada continuamente sottolineandone l'importanza, è molto difficile da attivare. Per questo motivo e per rendere più efficace il tutto, con RESIDENZAITALIA, abbiamo previsto anche un grant destinato alle residenze italiane che accettavano di fare rete condividendo un progetto comune di ospitalità per un artista o curatore straniero.
Angela: Che cosa vorreste FARE in futuro? (sia per Fare che con il progetto artinresidence.it)
Fare: Per quanto riguarda il progetto artinresidence.it, allargare il dialogo e la cooperazione alle residenze straniere e alle reti di questo tipo che in Europa già esistono da tempo.
Per quanto riguarda noi....continuare a FARE!
Links utili:
www.farearte.org
www.artinresidence.it
Labels: Fare, Intervista, Milano
